I cinesi lavorano più degli italiani?

 

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È ormai luogo comune quello dei cinesi gran lavoratori mentre dall’altra parte sta nascendo quello di “italiani sfaticati”. Soprattutto a detta dei cinesi in Italia. 

Ora, considerando che un autorevole statistica di un autorevole giornale ha ricercato che gli italiani sono tra quelli che lavorano di più al mondo in termini di ore, anche di più dei giapponesi e tedeschi(pur percependo uno stipendio minore). Quindi, perché i cinesi  dicono che siamo sfaticati?

La maggior parte dei cinesi che arriva in Italia non sono i turisti che camminano per via condotti con una pila di banconote in mano (seppur in aumento) bensì sono i poveri cinesi in cerca di fortuna all’estero che in patria hanno chiesto prestiti a familiari ed amici per pagarsi il viaggio e che arrivano in Italia senza un centesimo per vivere. Rivolgendosi ovviamente ad altri connazionali che gli forniranno alloggio e viveri sul posto di lavoro o in case-bunker con altre persone rigorosamente di nazionalità cinese.

Il povero cinese che ha lavorato duramente per poter mettere da parte i soldi del viaggio non sa nulla dell’Italia. Non è interessato alla torre di Pisa, a percorrere i fori imperiali o perdersi nei vicoli di Napoli che in Cina chiamerebbero hu tong. Il cinese è interessato solo a guadagnare soldi tutto il resto è superfluo. Guadagnare soldi per poi tornare in patria ed atteggiarsi come uno che ce l’ha fatta. Ma spesso anche per un più nobile scopo: rendere più confortevole la vecchiaia dei genitori. Anche se in Cina questa cosa si sta trasformando più in un obbligo sociale piuttosto che un dovere morale (ne riparleremo).

Non a caso i cinesi che,nonostante sono stati nel belpaese tanti anni, non hanno che una basilare padronanza della lingua italiana proprio perché vivendo solo con altri cinesi parlano esclusivamente la propria lingua o il  dialetto che è quasi sicuramente quello di Wenzhou.

Fateci caso, avete mai visto cinesi socializzare andando al ristorante o al cinema con altri italiani? attenzione non parlo di studenti cinesi che arrivano in Italia per studiare ma di quei lavoratori di cui parlavo poc’anzi.

Quindi ecco perché il cinese afferma che l’italiano è sfaticato. L’italiano che vive nel suo Paese, nonostante la crisi, non deve fare gli stessi sacrifici di chi arriva in un Paese straniero.

I cinesi in patria differiscono da quelli all’estero e non sono così restii verso lo straniero ma incuriositi e non rappresentano comunque una minaccia ma un’opportunità. In generale la vita è leggermente più rilassata rispetto ai connazionali abroad.

Uno dei motivi che mi ha tenuto lontano dal blog ultimamente è che ho affrontato l’ennesimo trasloco: il terzo da quando sono approdato in terra d’oriente. Chiamiamo la ditta che effettua traslochi e concordiamo il prezzo (ovviamente trattato) ed orario. Inscatoliamo il tutto in una ventina di cartoni (alcuni pesantissimi) e borse oltre che ad un frigorifero ed un forno abbastanza grande. Aspettiamo l’orario concordato ma non arriva nessuno. Richiamiamo e la signorina con cui abbiamo parlato ci dice che si è scordata di avvisare gli operai, tutto normale siamo in CIna. Dopo circa un’ora si presentano, con un camioncino abbastanza capiente, un signore ed una signora abbastanza avanti con l’età sicuramente oltre la 50ina e presumibilmente marito e moglie. Dopo aver messo tutta la roba in ascensore (eravamo al 9° piano) e successivamente caricata sul mezzo opportunamente parcheggiato sotto il palazzo in barba ai cartelli “vietato parcheggiare  qui anche temporaneamente”. Arrivati presso la nuova abitazione (4° piano senza ascensore) guardo perplesso la mole di scatoloni chiedendomi come avrebbero potuto caricare il tutto in due…

bene, il tempo di voltare lo sguardo che l’adorabile vecchietto estrae  da una tasca interne della tuta una serie di corde e con una certa abilità, che mi ha ricordato i vecchi film di arti marziali cinesi, si lega l’enorme frigo sulle spalle a mò di zaino e senza problemi lo porta su per quattro piani di scale mentre la nonnina con una stretta vichinga afferrava uno scatolone più alto di lei e non esagero dicendo che fosse almeno 30Kg.

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Incredulo guardo la nonnina che sotto la calza maglia 95% cotone e 5% lana deve nascondere una muscolatura ed una serie di nervi non indifferente, anche se la colgo in fallo mentre riposava tra il secondo e il terzo piano con il fiatone portando le ultime scatole.

Se i cinesi lavorano di più degli italiani (o spagnoli o giapponesi) non lo so, di certo non conta solo la quantità la anche la qualità con cui si fa qualcosa… di certo i nonnini o erano dotati di forza erculea o avevano i calli di chi quel lavoro lo fa da una vita.

 

 

*L’autorevole ricerca

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